BIOLOGICO E OGM – Un cartello di bugie

Come è possibile che un cartello di interessi economici, neppur trainanti per il Pil del Paese, riesca a tenere in scacco la politica nazionale in un settore strategico per qualunque crescita che ambisca a essere relativamente stabile nell’arco dei prossimi tre decenni? Il settore in questione è l’agricoltura, e il cartello è quello che vede alleate, nel trasmettere un’idea falsa dell’agricoltura e dell’alimentazione, a mero scopo di marketing, numerose imprese, ovviamente con il supporto politico di Coldiretti.

La domanda veniva spontanea leggendo le reazioni italiote all’annuncio di Monsanto, che non considera più l’Europa un mercato interessante per i prodotti a elevato contenuto biotecnologico. Due interventi, di Federico Rampini e Carlo Petrini, sono esemplari. Rampini, di solito informato sulle dinamiche socioeconomiche dei mercati mondiali, non ha capito che biologico e ogm convivono con reciproci vantaggi, da decenni negli Stati Uniti. E che sono destinati a convivere nel mondo, checché ne pensino o dicano coloro che fanno opinione o decidono la politica europea. E le nuove generazioni non saranno così ottusamente conservatrici e pragmaticamente ignoranti come quelle degli attuali post-quarantenni. Petrini recita la solita omelia falsa e strumentale, assumendo che l’obiettivo di Monsanto di far soldi, sia moralmente inferiore al suo. Solo perché lui lo ammanta di una mediocre filosofia, funzionale a un marketing ingannevole. Qualcuno mi sa spiegare perché i prodotti di Monsanto, che fattura 12 miliardi di dollari e rispetta tutte le norme di sicurezza internazionali, dovrebbero essere meno affidabili e addirittura moralmente inferiori di quello che compriamo da Coop. Che di miliardi (peraltro di euro), ne fattura comunque ben 13. O di Barilla che ne fattura quattro? Senza contare che Monsanto, da sola, investe in ricerca più dell’intero sistema economico italiano.

Petrini elogia i parlamentari che hanno votato l’ennesima norma oscurantista e protezionista sulla ricerca e l’innovazione biotecnologica in agricoltura: testo scandaloso e scritto da analfabeti del diritto, che cita persino la bufala dell’imbroglione francese che con i finanziamenti della multinazionale Auchan (due volte il fatturato Monsanto) ha fatto apparentemente risultare che un mais ogm sarebbe tossico. Ovviamente, a parte la reazione degli agricoltori raccolti intorno a Futuragra, un’altra vergognosa pagina di censura della libertà di ricerca e impresa è passata sotto silenzio. Quando ci si accorgerà dei danni causati da tutte queste irresponsabili decisioni? A cominciare dal fallimento ormai sicuro di Expo 2015, giacché pilotata ideologicamente da Petrini e Coldiretti. Negli Stati Uniti cresce la fronda di chi vuol boicottare la mediocre fiera paesana.

La paralisi della ricerca e dell’innovazione, che da decenni colpisce il settore agricolo, costa all’Italia ogni anno più di 10 miliardi di euro di deficit della bilancia commerciale. E 40mila aziende agricole chiudono, sempre ogni anno, perché non possono utilizzare le innovazioni biotecnologiche da cui trarrebbero sicura competitività sul mercato globale. Per proteggere un mercato, quello dell’agricoltura biologica, che fattura poco più di tre miliardi di euro, e coltiva poco più di un milione di ettari (meno del 10% della superficie agricola), si penalizzano attività imprenditoriali di ben più significativa portata economica. Nel senso che per tutelare i nostri contadini più inoperosi e parassiti, ci tocca importare il 70% del grano tenero, il 56% del grano duro, il 20% del mais, il 90% della soia, oltre a metà delle carni e poi pomodori, olio d’oliva e etc… Per privilegiare un 2% di consumatori, tale è la percentuale di super-ricchi e snob che godono a pagare di più per leggere o ascoltare una parola, “biologico”, che è solo un inganno semantico, si ignora il 98% dei consumatori.

Il fatto offensivo, per un’intelligenza media e un’onestà di fondo, è che i prodotti agricoli che importiamo derivano da 15 anni in larga parte da quei mitici e spaventosi organismi geneticamente modificati (ogm) che in Italia è vietato sperimentare all’aperto, e naturalmente vietatissimo coltivare in campo. Ma senza i milioni di tonnellate di derivati di ogm distribuiti come mangimi non esisterebbero i rinomati prodotti con marchi Dop ed Igp.

La superficie coltivata a ogm nel mondo ammonta a oltre 160 milioni di ettari e il tasso di incremento, che dopo 16 anni scende sotto le due cifre, rimane all’8% (con 17 milioni di contadini che, intelligentemente, coltivano queste piante). Un balzo portentoso l’hanno fatto Brasile e India. Qui, pace Vandana Shiva che viene da noi in vacanza per raccontarci a pagamento menzogne sull’agricoltura di quel Paese, i contadini coltivano quasi soltanto cotone ogm. Dal che ne deriva che chiunque pulisca una ferita con cotone o indossi un indumento di questa fibra viene a contatto con un ogm. È in vista anche la commercializzazione del grano ogm, al più tardi nel 2020. A quel punto, se l’Europa (e l’Italia) non avranno una politica agricola competitiva, che includa l’uso degli ogm, sarà una débàcle totale per la nostra agricoltura/economia. Si stima che senza contare le superfici coltivate a grano, già ora sono comunque 150 milioni gli ettari che in pochi anni si aggiungeranno a quelli già coltivati a ogm. Con guadagni non solo per i contadini, ma anche per l’ambiente, dato che dove si coltivano ogm si produce meno CO2 e si usano meno pesticidi e fertilizzanti.

La comunità scientifica italiana si è espressa chiaramente sull’utilità e la sicurezza di proseguire la ricerca e sperimentazione in pieno campo degli ogm, con decine di documenti sottoscritti da tutte le società scientifiche. È un posto curioso l’Italia: noi docenti veniamo pagati per insegnare cose, come che gli ogm sono sicuri e vantaggiosi, che i politici non solo ignorano nelle loro decisioni, ma che contraddicono. È un fatto demenziale, se ci si pensa.

Ma ora non esiste più il pretesto della paranoia le multinazionali e per i loro brevetti, dato che queste hanno abbandonato l’Italia e l’Europa al loro declino, portando le biotecnologie verso i Paesi che hanno capito e colgono i vantaggi economici e agroalimentali dell’innovazione. Un sistema legislativo ed esecutivo intelligente investirebbe in ricerca biotecnologica locale a 360°. Come fa ad esempio Cuba, dove Niki Vendola e gli altri comunisti, tra i più accesi avversari ideologici degli ogm, sarebbero presi per matti.

Cosa c’entra il libro di Bressanini con l’invettiva di cui sopra, si chiederà il lettore. La storia e il lavoro intellettuale di Bressanini, per far capire cosa sono davvero gli ogm e quanto bene possano fare all’umanità, è coerente con i temi sin qui trattati. E l’ultimo libro è un altro contributo intelligente allo smantellamento delle fesserie che si ascoltano in giro sul cibo. Ormai tristemente persino più demenziali di quelle che hanno per tema il sesso.

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