A DISTANZA DI ANNI A CREMONA L’AMIANTO CONTINUA A COLPIRE.

Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale, candidata al Parlamento Europeo nella circoscrizione NORD-OVEST nelle liste Pannella-Bonino e l’On. Maurizio Turco hanno presentato un’interrogazione al ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali chiedendo provvedimenti e iniziative urgenti sul caso di una cinquantina di pazienti sotto osservazione, il 70% per esposizione di asbesto, il tumore provocato dall’amianto, e la morte, solo in quest’anno, di quattro persone per motivi riconducibili all’asbestosi.

“Il sindaco di Romanengo Marco Cavalli”, ha dichiarato Maria Antonietta Farina Coscioni, “nei giorni scorsi ha rilasciato una dichiarazione allarmante che non può essere lasciata cadere nell’indifferenza. Risulta, infatti, che almeno cinquanta lavoratori di Offanengo e Romanengo, in provincia di Cremona, sono venuti a contatto con l’amianto: il 70% ha registrato alterazioni polmonari. Dall’inizio anno in paese, quattro donne sono morte per motivi riconducibili all’asbestosi. Erano tutte operaie che avevano lavorato all’ex Inar, fabbrica chiusa nel 2004, specializzata nella produzione di tessuti in fibra di amianto. Ma sappiamo che questa patologia si presenta anche dopo anni. Non c’è nessuno in paese che può dire di non essere stato colpito da queste morti”.

“E’ una situazione di gravità inaudita, e per questo chiedo, anche con iniziative parlamentari, che il ministro del Lavoro intervenga urgentemente, promuovendo tutte le iniziative possibili per limitare un così gravissimo danno, un vero e proprio attentato alla salute dei cittadini e dei lavoratori della zona. Sollecito inoltre iniziative nei confronti della azienda responsabile, perché rispondano di quanto accaduto”.

segue interrogazione
Al ministro del Lavoro, della salute e delle politiche sociali,
per sapere, premesso che il 12 maggio 2009 i quotidiani “La Cronaca di Cremona” e “La Provincia di Cremona” riportavano la notizia di una cinquantina di pazienti sotto osservazione, il 70 per cento per l’esposizione all’asbesto; e che il sindaco di Romanengo Marco Cavalli ha rilasciato una dichiarazione allarmata nella quale si dice che “tutti in paese sono colpiti da questa tragedia”;
a) in particolare si riferisce che “la paura amianto torna a Cremona. Cinquanta lavoratori di Offanengo e Romanengo, in provincia di Cremona, sono venuti a contatto con l’amianto: il 70 per ha registrato alterazioni polmonari. “Abbiamo fatto segnalazione di malattia professionale”, ha detto il direttore di Pneumologia dell’ospedale Maggiore di Crema. “Dei 50, 27 presentano malattie compatibili con l’esposizione all’amianto”;

b) il sindaco di Romanengo, Marco Cavalli denuncia che “da inizio anno in paese, quattro donne sono morte per motivi riconducibili all’asbestosi (il tumore da amianto). Erano tutte operaie che avevano lavorato all’ex Inar, fabbrica chiusa nel 2004, specializzata nella produzione di tessuti in fibra di amianto. Ma sappiamo che questa patologia si presenta anche dopo anni. Non c’è nessuno in paese che può dire di non essere stato colpito da queste morti”;

c) la stessa famiglia del sindaco ha sofferto direttamente della tragedia amianto: una zia, dipendente della fabbrica incriminata per 24 anni, è morta nel marzo scorso stroncata da un tumore ai polmoni;

d) il direttore del dipartimento di Pneumologia Luciano Gandola ha rilasciato una dichiarazione non meno allarmante: “A rischio anche le mogli degli operai…Tutti gli ex lavoratori vengono monitorati costantemente. Li controlliamo almeno una volta all’anno. Sono pazienti di età compresa tra i 45 e i 65 anni. Non mancano le donne, o lavoratrici, o le mogli di chi, tornando dalla fabbrica, portava sui vestiti le fibre di amianto”.

e) il sindaco di Romanengo ricorda bene la storia dell’Inar: “Fino al ’91 lavoravano l’amianto. Poi, quando è scoppiato lo scandalo, l’azienda si è riconvertita in lavorazioni non pericolose. La fabbrica è rimasta aperta fino a cinque anni fa quando l’ultimo titolare, erede di una famiglia tedesca, ha deciso di fermare la produzione. I 25 dipendenti sono stati ricollocati in altre aziende e l’area industriale bonificata: i proprietari vorrebbero trasformarla in un quartiere residenziale”;

se quanto sopra descritto, e che riprende la grave situazione denunciata dalla stampa di Cremona  corrisponda a verità;
in caso affermativo, quali iniziative si intendano adottare e promuovere, a fronte di una così grave situazione che coinvolge un gran numero di cittadini;
quali iniziative si intendano adottare e promuovere nei confronti dei titolari della ditta responsabile di questo grave attentato alla salute dei lavoratori e degli abitanti di Romanengo.

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